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Il cammino della VITA

di Valeria Cerabolini e Maria Grazia Vernuccio 

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Ci sono i legami familiari, gli avvenimenti della storia, le vicende della guerra. Ci sono luoghi, cambiamenti, partenze, ritorni, affetti. Ci sono pagine e pagine di diari e lettere ritrovate, riordinate, trascritte. C’è un bagaglio immenso – come lei stessa racconta – dietro alle opere di VITA. Il passato sembra tradursi in consapevolezza, appartenenza, sentimento, come se nel suo intimo Elena Chioccarelli Denis avesse interiorizzato quasi un secolo di storia. Senza averlo vissuto direttamente, senza aver mai visitato quei luoghi lontani. Ed è proprio per questo che lo sentiamo presente. Ed è così che la sua poetica cattura e commuove. Il titolo VITA acquista così profondità, restituendoci il valore della comprensione delle proprie radici.  E l’arte di Elena vola verso la leggerezza con tocchi accennati che indicano un altrove, senza mai dimenticare dove tutto ha avuto inizio.  

C’è una citazione a lato dell’opera Libera e Felice che sintetizza questa attitudine dell’anima tramandata dalla nonna a sua volta artista con cui Elena ha trascorso tre decenni della sua vita: “Esco la mattina sola, in vestito di tela e sandali, giù per le valli nel profumo forte dei gelsomini, e guardo… e godo… e mi sento libera e felice!”. E l’opera è un’esplosione di azzurri e verdi, sullo sfondo di un paesaggio solo accennato. Un luogo e un moto dell’anima che riesce a indicare nuove strade da percorrere, anche se quelle percorse dalle fragili donne di opere come Il Viaggio o Prigionia indicano che nulla è stato facile o scontato. Allora come oggi, mentre non smettiamo di guardare attoniti nuovi conflitti e nuove migrazioni. Ed è ancora la citazione dell’opera Esodo a non farci dimenticare quanto questi passaggi siano carichi di dolore e difficoltà: “Il passo è fatto, siamo usciti dalla vita libera, incanalati su una rotaia che non si sa dove ci porterà”. 

E mai scontata nei lavori di Elena è la ricerca di forme e invenzioni, a cominciare dall’uso delle vecchie lenzuola di lino (anche queste ritrovate) come tele per tante opere, come per i grandi alberi di Vita I e Vita II. Ricerca che diventa inaspettata e che si trasforma in “scatole viaggianti” che contengono opere come Resilience in legno a tela di lino, metafora di qualcosa da cui non volersi mai separare. Da portare sempre con sé, anche nella lontananza, che in mondo sempre più smaterializzato, ci ricorda la concretezza del nostro esistere  e il valore della testimonianza.  

Ecco, che la memoria diventa non retorica citazione, ma predisposizione, in un mondo ridisegnato da una geografia emozionale che indica nuove strade e nuove mappe del reale.  Ecco, lo svelarsi del senso più profondo della ricerca di Elena mostrare il filo inesorabile che racconta certa umanità, lacerata allora come oggi, sradicata allora come oggi, ferita, smarrita, umiliata dalle atrocità allora come oggi in una guerra, nelle tante guerre che segnano tristemente ancora una volta la fragilità di popoli, uomini, donne e bambini e che un’opera emblematica definisce Bottini di guerra. Immagini che ritroviamo in alcune opere perché chi quei ricordi li ha dentro, li vive in modo ancora più forte e drammatico. Ma l’arte di Elena Chioccarelli Denis ci dice anche che dal dolore si rinasce, che incidere, scolpire e dare forma ai propri ricordi è una via d’uscita. L’arte come cura, mezzo per guardare avanti, linguaggio universale per raccontare e raccontarsi, ritrovare quell’umanità in cui credere ancora e dare VITA alla VITA. 

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