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Nel cuore di Prati, a Roma, lo scorso giovedì ha concluso il suo percorso la mostra “Vita”, dell’artista Elena Chioccarelli Denis, presso la galleria Micro Arti Visive.

L’esposizione dal carattere poetico ed evocativo ripercorre l’epopea personale di Giulia Patrizi Carrega, nonna dell’artista, e apre le maglie della grande storia per far fuoruscire uno spiraglio di una vicenda personale che parla a tutti noi.

Per conto dello stato, la donna compie un lungo viaggio e sbarca sulle coste africane per raggiungere uno stato, quello Etiope, all’epoca sotto il controllo del governo italiano.

La serie di opere polimateriche prodotte e raccolte sono le proiezioni visive di un viaggio che racconta le dolorose vicende testimoniate da un diario dalla nonna della pittrice, riscoperto per caso alcuni anni fa. 

Gli orrori della segregazione e della prigionia si mescolano nelle reminiscenze di un mondo rarefatto, contrassegnato da colori a tratti brillanti, avvolto malinconicamente da un bruciato candore. 

“Vita” è una mostra che fa fluire con un delicato decorativismo l’essenza del significato dell’esperienza. Il viaggio compiuto da Giulia Patrizi Carrega in Etiopia diventa un percorso quasi spirituale che accoglie l’estraneo e ne consente un accrescimento tanto intimo quanto doloroso. 

Il dramma della vita stritolata tra la morsa della fame e la paura della morte si colgono nello sguardo di una donna dal capo velato. Occhi bianchi neri come legna arsa si stagliano su una candida sclera, quasi spaventati e sorpresi dalla presenza dello spettatore, si aprono sul viso infantile di una donna, divenuta tale forse troppo presto.

La poetica di Elena Chioccarelli Denis si sviluppa seguendo il forte legame che intrecciava l’esistenza dell’artista con quella di sua nonna. La frazione di vita che hanno condiviso ha reso possibile l’intreccio di due anime che oggi spinge a soddisfare l’esigenza di dare corpo ad un racconto. La serie di opere pone in evidenza una parantesi storica poco raccontata. 

Il colonialismo vissuto da Giulia Patrizi Carrega prende corpo attraverso un ricordo indiretto: l’artista non si è mai recata personalmente in Etiopia. 

La mitizzazione di quello spaccato di mondo però proietta sulle superfici manipolate da Elena Chioccarelli Denis una realtà avvolta da una fascinosa foschia.

La realizzazione di una mostra come quella che ha avuto luogo nella galleria Micro ha il potere di far rimanere impigliati nella storia altrui. Si viene accompagnati fuori dalla sala con la sensazione di aver lasciato qualcosa in fondo alle proprie tasche. Un oggetto immateriale che non possedevamo al principio del percorso si è ormai instillato come un’idea nella nostra mente e non ci lascia facilmente. 

Riflettere su questa sensazione ci fa attraversare un portale immaginario che è disegnato con tinte liquide e leggere da un’artista il cui stile è tanto ricco quanto poco inquadrabile in una sola categoria. 

La poliedrica natura delle tecniche messe in gioco dalla Chioccarelli testimonia la sua lunga serie di esperienze che hanno segnato il suo pluridecennale percorso. L’attività di restauro e l’impegno nell’artigianato sono tappe che hanno plasmato il bagaglio culturale dell’artista: la pittrice infatti ha saputo oggi dare forma ad un linguaggio personale, distinguibile in un panorama sempre più produttivo ma tendente ad una grigia omologazione.